La Russia è tornata a fare capolino sia nel mondo culturale sia in quello sportivo, provocando nuove controversie.

L’Ucraina e diversi funzionari europei hanno criticato la decisione di permettere a Mosca di tornare alla Biennale di Venezia, mentre la partecipazione sotto bandiera russa alle Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 ha provocato boicottaggi.

Ciò riaccende il dibattito sull’opportunità che le istituzioni internazionali tornino alla “normalità” mentre la guerra in Ucraina continua.

Normalizzare l’aggressione

Sulla presenza della Russia alla Biennale, funzionari di Kyiv hanno evidenziato che una simile scelta rischia di normalizzare la guerra di Mosca contro l’Ucraina e di indebolire la posizione di principio adottata dalla comunità culturale internazionale dopo l’invasione su vasta scala.

In una dichiarazione congiunta, il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha e la ministra della Cultura Tetyana Berezhna hanno esortato la Biennale a mantenere la linea seguita tra il 2022 e il 2024, quando la partecipazione russa era stata di fatto sospesa dopo l’inizio della guerra.

Secondo i due ministri, ammettere rappresentanti russi ai principali eventi artistici internazionali è inaccettabile mentre la Russia continua la sua campagna militare in Ucraina.

Hanno ricordato che il 27 febbraio 2022 – tre giorni dopo l’inizio dell’invasione su larga scala – gli organizzatori della Biennale avevano pubblicamente condannato l’aggressione ed espresso sostegno alla pace e al dialogo.

La Biennale di Venezia, hanno sottolineato, è una delle piattaforme culturali più autorevoli al mondo e non può diventare un luogo di “ripulitura” dei crimini di guerra che la Russia continua a commettere contro il popolo ucraino e il suo patrimonio culturale.

Kyiv sostiene che la Russia prenda di mira da anni la cultura e la memoria storica ucraine. Dal 2014 Mosca avrebbe deliberatamente distrutto siti del patrimonio culturale in Ucraina, violando il diritto umanitario internazionale.

Dall’inizio dell’invasione su vasta scala, la Russia avrebbe condotto quella che i funzionari ucraini definiscono una guerra sistematica contro la cultura, l’identità e la memoria storica dell’Ucraina.

La guerra ha avuto un impatto pesante sulle comunità culturali e mediatiche. Dal 2022, secondo la dichiarazione ucraina, hanno perso la vita 346 artisti e 132 operatori dei media ucraini e stranieri.

Secondo Kyiv, la Russia continua inoltre a perseguire una politica di espansione culturale e di russificazione forzata nei territori occupati. La lingua e la cultura ucraine verrebbero espulse dall’istruzione, dai media e dalla vita pubblica; libri ucraini distrutti, collezioni di biblioteche riscritte e insegnanti, giornalisti e figure culturali perseguitati.

L’Ucraina sostiene inoltre che la Russia utilizzi apertamente la cultura come strumento di influenza politica.

In questo contesto, i funzionari ucraini affermano che permettere alla Russia di tornare agli eventi culturali internazionali invia un segnale sbagliato.

Qualsiasi allentamento delle restrizioni, hanno avvertito i ministri, potrebbe inviare un segnale pericoloso di sostegno all’aggressione, di tolleranza verso i crimini di guerra russi e di normalizzazione delle politiche perseguite dalle forze di occupazione russe.

Impedire alla Russia di partecipare alle piattaforme culturali internazionali resta dunque fondamentale, sostengono, sia per preservare la neutralità di tali istituzioni sia per proteggere la sfera culturale dalla propaganda statale legata alla guerra.

Kyiv ha espresso particolare preoccupazione anche per i presunti legami tra Anastasia Karneeva, commissaria dichiarata del padiglione russo, e il complesso militare-industriale russo, affermando che ciò dimostra quanto la cultura in Russia sia strettamente connessa al sistema politico militarizzato del Paese.

Anche la ministra degli Esteri lettone Baiba Braže ha criticato la decisione di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione alla Biennale.

“La Russia non può bombardare l’Ucraina, uccidere civili e poi sfilare sul red carpet della Biennale di Venezia. Questa è una pericolosa normalizzazione dell’aggressore. Finché la Russia non porrà fine alla sua guerra non può esserci ritorno alla normalità”, ha scritto Braže su X.

Tuttavia, la Russia è destinata a partecipare alla Biennale per la prima volta dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Anche se il team della Biennale non ha ancora commentato pubblicamente la riapertura del padiglione russo.

Sul proprio sito, la Biennale sottolinea di rimanere un’istituzione aperta. Secondo gli organizzatori, qualsiasi Paese riconosciuto dalla Italia può richiedere autonomamente di partecipare all’esposizione.

Rispondendo alle richieste dei Paesi partecipanti, l’istituzione afferma di respingere qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte.

“La Biennale, come la città di Venezia, continua a essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica”, dichiarano gli organizzatori, aggiungendo che l’evento mira a favorire connessioni tra popoli e culture nella speranza della fine dei conflitti e delle sofferenze.

Il dibattito riflette tensioni più ampie nel settore culturale europeo. Negli ultimi mesi, un concerto della pianista austriaca di origine sovietica Elizaveta Leonskaya è stato cancellato nei Paesi Bassi dopo le critiche per le sue visite in Russia e per le esibizioni con musicisti filo-Cremlino. In precedenza, un’esibizione della cantante lirica russa Anna Netrebko in Romania era stata annullata in seguito a una campagna dell’ambasciata ucraina e di attivisti.

Il ritorno della Russia provoca proteste alle Paralimpiadi

Il dibattito sul ritorno della Russia agli eventi culturali si inserisce in un contesto di tensioni simili anche nello sport internazionale.

Alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, atleti provenienti da Russia e Bielorussia hanno sfilato dietro le proprie bandiere nazionali per la prima volta da quando erano state imposte restrizioni dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.

La partecipazione dei due Paesi ai Giochi Paralimpici è stata il risultato di un processo democratico, ha dichiarato il presidente del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) Andrew Parsons, il giorno prima della cerimonia di apertura.

La loro presenza ha provocato proteste da parte di diverse delegazioni: le squadre di undici Paesi – tra cui l’Ucraina – hanno boicottato la cerimonia a Verona.

Nonostante l’assenza della delegazione ucraina, il Paese ha comunque ricevuto uno degli applausi più calorosi quando la sua bandiera è stata portata nell’arena da un volontario. La bandiera russa è stata accolta in gran parte dal silenzio, mentre alcuni spettatori hanno fischiato gli atleti russi mentre sfilavano sotto la propria bandiera.

Parsons ha difeso lo spirito inclusivo dei Giochi, sostenendo che lo sport offre “un’altra via possibile” in un momento di tensioni globali. “Questi Giochi Paralimpici invernali onoreranno il nostro passato, celebreranno il nostro presente e plasmeranno un futuro più inclusivo”, ha dichiarato, aggiungendo che le differenze nello sport dovrebbero essere una fonte di forza piuttosto che di divisione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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